Accorgersi di quante cose sono accadute vivendo la tua assenza, forse è questo ciò che più mi distrugge.
Come vivere la perdita di un figlio condividendo pensieri sensazioni rabbia emozioni e ricordi tra terra e cielo
Accorgersi di quante cose sono accadute vivendo la tua assenza, forse è questo ciò che più mi distrugge.
Ho saltato l’appuntamento col ventisette dicembre. Trentadue mesi. Ribadire quello che provo quotidianamente mi sembra superfluo ormai.
I venti anni di tuo fratello, oggi. A sentirmi dire “che c’ho da festeggià”.
Diciotto lune, trascorse a guardare le sue facce, a scandire il tempo della tua assenza. Cosi ho cavalcato questi diciotto mesi.
Enciclopedia musicale mi chiamavi. Io a raccontarti la mia, per comprendere la tua. Ora, conflittualità allo stato puro. Non canto, ormai non più, così come non ascolto musica, se non a piccolissime dosi, da quel maledetto ventisette aprile.
Un’altra vita strappata alla vita. A lasciare tutti immobili e indifesi. Eternamente in bilico tra ciò che poteva e doveva essere, e ciò che sarà mai più.
Aiutano le mie goccioline nel loro compito. Ninna nanna di cartoni animati. Può sembrare cosa assurda, a cinquantadue anni.
Ho taciuto in questi giorni, annientata solo dal pensiero di altre mamme inchiodate in una vita tra terra e cielo. Pierpaolo e Stefano, a lasciare per sempre i loro affetti, in una domenica che voleva festeggiare la mamma.
È arrivata la primavera, e io sono qui, a guardarmi intorno, a cercarti nella speranza di trovarti, effimera illusione di una mamma che vive la sua vita rincorrendo ricordi e disperazione.
L’ho fatto, tesoro mio, ora anche io ho il mio tatuaggio. Quante volte mi avevate invitato a farlo, tu e tuo fratello, amanti di queste espressioni sulla pelle.